Giustizia, se non ora quando?

La titolare del ministero della Giustizia, Paola Severino, intende affrontare il problema del sovraffollamento delle carceri, che ha raggiunto una dimensione assolutamente inaccettabile, estendendo a diciotto mesi il periodo di fine pena che i carcerati possono trascorrere agli arresti domiciliari. Il partito dei manettari ha già protestato, parlando di indulto mascherato, e questa sembra una conferma della bontà del proposito.
22 AGO 20
Immagine di Giustizia, se non ora quando?
La titolare del ministero della Giustizia, Paola Severino, intende affrontare il problema del sovraffollamento delle carceri, che ha raggiunto una dimensione assolutamente inaccettabile, estendendo a diciotto mesi il periodo di fine pena che i carcerati possono trascorrere agli arresti domiciliari. Il partito dei manettari ha già protestato, parlando di indulto mascherato, e questa sembra una conferma della bontà del proposito. Purtroppo, però, questa misura, che sarebbe bene approvare nel giro di pochi giorni, ridurrebbe di poco la dimensione del problema.

Oggi i carcerati superano di circa ventiduemila unità i posti disponibili e l’applicazione della norma sulla trasformazione in arresti domiciliari dell’ultimo anno e mezzo di condanna ridurrebbe questo numero di circa un sesto. E’ qualcosa, ed è comunque importante che si cominci, ma non basta.

L’altro strumento, più “strutturale”,
su cui si discute è una revisione del codice penale, che porti a sostituire in molti reati la pena detentiva con una diversa. Anche questo è un proposito eccellente, che tuttavia richiede molto tempo, anche nell’ipotesi che questa volta non si alzi il muro antiriformista del partito delle procure, che finora è riuscito a bloccare quasi tutte le innovazioni in materia di giustizia. Rivedere il codice penale è assolutamente necessario, e non solo per dare un contributo alla soluzione del problema carcerario. Tutti lo sanno, ma nessuno ha avuto finora la forza di farlo.

Su materie così complesse
e controverse il governo tecnico potrebbe operare soltanto se vi fosse un consenso effettivo tra le varie forze politiche della “maggioranza che non c’è”. D’altra parte, visto che i più tenaci oppositori di ogni misura di clemenza, la Lega nord e l’Italia dei valori, sono oggi all’opposizione, esiste la condizione minima per vararne alcune, da quelle implicite annunciate dal ministro Severino ad altre più esplicite che, per quanto impopolari, sono necessarie anche più del blocco delle pensioni.